4 ingredienti da non prendere sottogamba: quando il DIGITAL incontra il CIBO

Sara Benelli

Siamo nel secolo della tecnologia, dello sviluppo, del digital.

Come può il mondo food amalgamarsi con questa realtà in espansione?

 

Di seguito la semplice ricetta con 4 innovativi elementi coltivati da poco, ma che stanno già invadendo l’ambito culinario: chiudete gli occhi e provate a dargli un morso, magari vi piacciono!

 

Ingredienti:

 

  • Un pizzico di social eating: un semplice modo per partecipare alla condivisione di nuove esperienze collegate al cibo con perfetti sconosciuti.
    Non impauritevi, è un’invenzione che non può riservare brutte sorprese.
    Come funziona? È come bere un bicchier d’acqua: potete essere sia il padrone di casa che l’ospite, potete preparare qualcosa di sfizioso per i vostri nuovi compagni ignoti o provare la cucina di un futuro amico disposto ad apparecchiare la tavola per voi. Altrimenti, come ultima opzione, se diffidate dei cuochi caserecci potete andare sul sicuro e scegliere un Social Restaurant, dove si applica la stessa formula di condivisione del pasto ma in locale pubblico.
    Un esempio pratico di questa strana invenzione è il portale di Gnammo, dove vengono organizzati moltissimi eventi fra gli iscritti ed è facile navigare da un cuoco all’altro per scegliere il più gradito esaminando città, menù e prezzo.
    Sono oltre 200.000 gli Gnammers che si destreggiano in più di 1300 città, un numero a dir poco esorbitante!

 

  • ½ kg di camerieri virtuali: tecnologia digitale utilizzata nella scelta di piatti e bevande. I menù cartacei sono superati, i camerieri in carne ed ossa (anche quelli fighi, belli, fotomodelli) ahimè sono passati di moda, mentre si spargono a macchia d’olio smartphone e tablet, o addirittura veri e propri tavoli touch screen. Mentre questi ultimi sbarcano a Londra nel quartiere di Soho col caso del ristorante fusion asiatico Inamo, in Italia almeno per adesso ci accontentiamo dell’introduzione dell’iPad Menù, col quale è più immediata la scelta di abbinamenti, è più veloce chiedere il conto ed è possibile navigare gratuitamente su internet in modo illimitato.
    Dove? All’
    Ham Holy Burger, presente già in diverse città come Milano, Roma, Genova, Verona e Padova.

 

  • Sharing economy q.b.: letteralmente “economia della condivisione” è un modello di consumo collaborativo che si propone come alternativo al fenomeno del consumismo, cercando di ridurre l’impatto disastroso che questo provoca sull’ambiente.
    Entrando nello specifico un’app italiana rende perfettamente l’idea e porta il nome di Bring the Food. Il download e la registrazione sono gratuiti, mentre le donazioni arrivano da ristoranti, piccoli negozi e attori vari coinvolti nella distribuzione alimentare, ma anche da privati che condividono il loro cibo con vicini o enti nella loro zona. Il tutto è controllato e gestito in maniera sicura, facendo testimoniare il proprio impegno sociale e richiedendo ogni tipo di informazione che la legge prevede in materia di raccolta di cibo.

“Ci piacerebbe che anche in Italia succedesse quello che sta ormai succedendo sempre più nel mondo, ovvero che qualche ragazzo si avvicinasse al mondo del volontariato e ci aiutasse a diffondere l’utilizzo delle nuove tecnologie a beneficio del mondo del sociale”.

(Aaron Ciaghi e Pietro Benedetto Molini, ricercatori dell’unità ICT4G)

Detto questo i due inventori si sono dati molto da fare nello sviluppo di quest’app che, nata nel 2012 e cresciuta nel corso degli anni, ha già aiutato più di 19500 persone: direi che le iniziali premesse dei due giovani creatori e ricercatori si sono decisamente realizzate!

 

  • Qualche cucchiaino di realtà aumentata: ecco come la GDO resiste alle innovazioni di internet e si adegua al nuovo millennio. La distribuzione fisica non pare affatto intenzionata a chiudere i battenti, ed anzi per competere con l’esperienza online è pronta a progettare dei particolari supermercati dove vengono associati ai prodotti sugli scaffali dei veri e propri schermi interattivi dove poter leggere  in un’etichetta digitale ogni tipo informazione relativa all’articolo in questione, includendo anche la sua storia e la sua produzione.
    Il Future Food District ne è stato un esempio in occasione dell’Expo 2015 di Milano, dove il padiglione tematico ha trasformato le classiche corsie verticali piene di merce in una distesa orizzontale di espositori sormontati da schermi interattivi trasparenti.
    La digital technology sta sicuramente rinnovando il modo in cui entrare in contatto col cibo, attraverso un taglio rivolto allo storytelling che fa un po’ ricordare il classico venditore di fiducia che consiglia ed informa sui prodotti esposti sul suo banco. Quell’universo di saperi e sapori esiste ancora, è solo diventato meno sentimentale e più dettagliato.
    Sarà quindi questa la novità che diventerà abitudine nei prossimi anni?

 

Preparazione:

Prendete un recipiente di grandezza consona al numero di persone, può andare bene un blog, un sito web o una piattaforma di social networking.
Le dosi sono approssimative, quindi regolate gli elementi in base al tipo di ospiti e clientela che accogliete.

Potrebbe essere gradita una rivisitazione personale della ricetta dove si abbonda di un ingrediente a discapito della totale assenza dell’altro, il tutto a piacere del cuoco.

Lasciate lievitare il composto ed il piatto è pronto: un gustoso pasto di nuova generazione da condividere con tutti gli utenti (e non) del mondo.

Il piatto è pronto