Engagement ed Influencer Marketing: due parole con Stefania Bocedi

Alessio Sorrentino

 

A Cibiamoci Festival 2016 si è parlato anche d’influencer marketing come leva per i produttori ed i ristoratori.
Matteo Pogliani ha introdotto l’argomento su “coloro che fanno accadere le cose” e come le personalità digitali possono collaborare in campagne di comunicazione e brand reputation.

Oggi scambiamo due parole con Stefania Bocedi, Digital Marketing Manager di Roadhouse Grill.

Relatrice di Cibiamoci, ci parlerà di engagement ed un influencer marketing… alla portata di tutti!

 

Partiamo dalle presentazioni di rito: puoi raccontarci qualcosa in più su Roadhouse Restaurant ed il tuo ruolo al suo interno?

Roadhouse è una catena di steakhouse che conta 88 ristoranti in Italia, localizzati principalmente nel Nord e al Centro.

Oltre al servizio al tavolo e alla griglia a vista, una delle caratteristiche che contraddistingue Roadhouse è l’offerta digitale: l’APP per prenotare e conoscere tutte le promozioni, il wifi gratuito, le aree kids digitali, la Roadhouse Card con tutti i vantaggi esclusivi per la community.

Io sono la Digital Marketing Manager di Roadhouse: gestisco a 360 gradi tutti i rapporti tra azienda e consumatori.

 

Sei stata tra le relatrici di Cibiamoci Festival, la consiglieresti come esperienza per esplorare il binomio Food & Digital?

Il Cibiamoci Festival è stato un evento ricco, ben organizzato, in una location originale e suggestiva. Con il mio intervento ho voluto far capire anche ai piccoli ristoratori che il digital food non è solo per le grandi catene di ristorazione, perché oggi avere un’ottima cucina o un locale posizionato in un punto strategico non è più sufficiente, è necessario essere online e comunicarlo.

Tutti gli interventi e i workshop sono stati molto verticali e mi hanno offerto spunti importanti su cui ragionare. Spero in una seconda edizione per l’anno 2017.

 

Come si è avvicinata Roadhouse Restaurant alla comunicazione digitale?

Roadhouse si è avvicinato alla comunicazione digitale nel 2011, quando sono stati creati i profili social del brand e il sito web aziendale è stato oggetto di restyling.

Un processo graduale ma con dei chiari punti fermi: Facebook. Questo è il luogo principale dove la relazione è stata costruita con l’obiettivo di ingaggiare utenti per farli diventare fan nel vero senso della parola. Degli ambasciatori, dunque, che possano influire positivamente e determinare un effetto moltiplicativo sugli impatti della nostra comunicazione.

 

Quali sono i caratteri della comunicazione di Roadhouse Restaurant sul web?

In Roadhouse crediamo che l’ascolto della voce del cliente sia il presupposto per costruire una relazione capace di fidelizzarlo.

Il digitale è diventato elemento facilitatore sia per il brand (nell’ascolto) sia per il cliente che ha immense possibilità per esprimere il proprio parere.

 

Si parla molto del coinvolgimento dei clienti. Quali sono i vostri mezzi per creare un rapporto con loro?

Per il settore in cui si trova Roadhouse un approccio basato sul diretto coinvolgimento del cliente è fondamentale.

Sembra naturale capitalizzare la voglia di esprimersi delle persone che pranzano o cenano in un nostro ristorante, anche sull’onda del successo del fenomeno “Foodporn”.

Roadhouse utilizza diverse piattaforma social per mantenere e rafforzare la relazione con il cliente: profili Facebook (istituzionale e per singoli ristoranti), profilo Twitter, profilo Instagrm, app istituzionale, app, invio di mail e notifiche push.

 

Influencer Marketing: Roadhouse è attiva in questo tipo di campagne, ma come è nata tale necessità?

Avevamo la necessità di coinvolgere il pubblico attraverso il pubblico.

Le persone preferiscono affidarsi alle raccomandazioni di amici e parenti, piuttosto che fidarsi della pubblicità tradizionale.  Volevamo permettere ad una persona esterna all’azienda, ma interna alla community di Roadhouse di diffondere il messaggio, secondo il suo stile.

 

Ci puoi fare qualche esempio di campagne d’influenza che avete costruito?

Per la presentazione di un nuovo prodotto abbiamo collaborato con un fotografo e  influencer, Francesco Mattucci, che cura il profilo su Instagram denominato @kitchensuspension.

 

Quali sono le misure da tenere sottocchio in questo tipo di campagne per un’impresa?

La cosa migliore per ottenere il meglio da questo tipo di campagne è quello di integrarle in un quadro multi-canale e complesso.

 

Rispetto all’investimento hai trovato il ROI soddisfacente?

Misurando i risultati della campagna di Influencer Marketing, il ROI è stato soddisfacente soprattutto in termini di aumento delle menzioni del brand, aumento dell’engagement e del numero di followers su Instagram e fans su Facebook.

 

Consiglieresti un tipo di politica anche a realtà quali le PMI?

Contrariamente a quello che si pensa, credo che sia una grande opportunità soprattutto per le piccole e medie imprese.

Ci sono vari gradi di influenza, se il budget a disposizione non permette di ingaggiare un influencer “famoso” non bisogna sottovalutare il ruolo che posso avere advocate e brand ambassador.

I primi sono i tuoi sostenitori, quelli che credono nel prodotto o servizio e sono contenti di promuoverlo, semplicemente con il potere del word of mouth che sui social diventa ancora più virale. Gli ambassador sono invece clienti esperti che aderiscono in modo organizzato al programma Ambassador del brand, impegnandosi a creare buzz, creando post e contenuti o partecipando ad eventi, pur non essendo dipendenti dell’azienda.

Anche i dipendenti possono ricoprire un ruolo chiave nel veicolare le informazioni relative al brand o all’azienda. L’employe advocacy, sostegno dei dipendenti, è una risorsa ancora troppo sottovalutata.

 

Il primo passo per un imprenditore che è interessato ad una campagna d’influencer marketing?

Come ogni attività che si rispetti, anche l’influencer marketing per dare risultati necessita di un’attenta analisi e di una forte componente progettuale.

Credo che, dopo aver definito la strategia, sia importante comprendere cosa viene detto dell’azienda/prodotto e valutare il contesto in cui si opera.

Queste sono le basi per la partenza del progetto: capire a quali necessità si vuole rispondere e di conseguenza quali sono gli influencer adatti.

 

Grazie per aver risposto alle nostre domande e ti aspettiamo a Cibiamoci Festival 2017!