Ho fame, che qualcuno mi dia una brioche! La vera storia di M. Antonietta



Di mattina, con quel calore addosso che ti solletica, ti viene voglia di allungare una mano e toccare le sue curve, senza che quasi se ne accorga, spogliarla delicatamente della sua veste leggera che pare carta velina e poi accostare la bocca per sentire quella sua pelle dorata, attaccare un morsettino pian piano, per svegliarla e portarla a prendere un cappuccino.

Non c’è soddisfazione maggiore che cominciare la giornata con lei, con la brioche.
Si capisce che la prima cosa venuta a mente a Maria Antonietta quando le hanno parlato della fame dei poveri sia stata la brioche. Perché non un po’di pizza o una schiacciatina, e invece brioche? Perché l’avranno interpellata di mattina e, per lei, tutto il mondo doveva godere della brioche.
Meglio far colazione con una brioche o con un crostone ammuffito di pane nero cui erano abituati ogni giorno quei disgraziati?

Ma l’aveva poi detto davvero Maria Antonietta:

“se non hanno pane che mangino le brioches”?

Parrebbe di no. Molti dicono che la frase spettava a qualche altra nobile signora.
Eppure brioches e croissants s’intrecciano con la storia con tanti sconfinamenti tra la verità e la leggenda, come quella che riguarda l’invenzione del croissant, fatto a mezza luna, cioè a luna crescente, croissant appunto. Con quest’altra leggenda hanno perfino una data di nascita al croissant, il 1683, all’epoca dell’assedio turco su Vienna quando un qualche pasticcere l’avrebbe fatto a somiglianza del simbolo ottomano, come a dire dei turchi ce ne freghiamo e ce li mangiamo come io faccio con questo buon dolcetto.

Brioches e croissants che poi mica sono la stessa cosa anche se noi li paghiamo allo stesso modo – “un cappuccino e un pezzo dolce”, con marmellata e senza, pane briosciato, sfoglia, integrale, pieno, vuoto, con marmellata o miele. Bisognerebbe mettersi nei panni del barista: “un cappuccino ben caldo e un cornetto”, “senza schiuma e brioche”, “scuro e croissant, no quello”,. Con molta schiuma e latte e la sfoglina” e poi la serie dei caffè, al vetro, in tazza, in tazza grande, macchiato, caldo, freddo. Almeno, se proprio la frase l’ha detta lei, Maria Antonietta ha tagliato la testa al toro: “dategli brioche” e, se non altro avrà fatto contenti i baristi di quel tempo che hanno potuto andare a letto per un giorno senza perderci la testa.

Ma l’avesse detta o non quella frase che le è rimasta addosso, la testa la perse davvero lei, Maria Antonietta, ghigliottinata il 16 ottobre del 1893. A ben vedere, se la frase era sua, era stata buona profetessa perché le cose sarebbero andate a finire  davvero come diceva lei. Ai suoi tempi, se non c’era abbastanza grano per dare pane a tutti, sarà stato difficile che ci fosse stato materiale per fare brioches “popolari”, ma oggi non siamo noi quel diavolo di un popolaccio che, tutte le mattine, invece di inzuppare in un caffelatte del pane mezzo secco avanzato del giorno prima si fa guidare dalla fame e dall’odorato verso la vetrina dell’amico barista? Non siamo noi i tizi, mentre camminano, discutono fra sé e sé e dicono “stamattina, sfoglia, no budino, o forse parigina”, ma poi entrano, vedono quella pelle dorata, profumata, accattivante e sentono già fremere le dita per quella carezza che precede il morso.

E allora c’è tutto quello che sarebbe servito a quei poveri popolani parigini che la brioche l’avrebbero presa anche volentieri e mancavano di pane e, per completare, ci si può mettere anche il latte e il caffè.

Però, per qualcuno, ci vuole un patto. Per i più ‘tondini’, quel viaggio nella delizia va taciuto alla moglie che la sera prima ti ha guardato con l’occhio di chi non ha più speranza di vederti somigliare a quel mingherlino ragazzo di un tempo.

Ma vai col morso e godi che a te nessuno taglierà la testa.

Al centro della nostra storia c’è una brioche; come nel quadro di Courbet “L’origine del mondo”, tutto inizia da una questione delicata. La nostra vicenda che ha coinvolto reali, poveracci e il vostro appetito probabilmente non può cambiare il mondo.
Frolla che cade sul fondo del vasto e vacuo mondo della comunicazione web questo nostro articolo; le vostre pupille ora saranno dilatate, le papille gustative chiedono giustizia per sedare la voglia di  quella sfoglia gustosa sfoglia ricca di burri e fragranza.

“Ecco a lei sor Perozzi, i cornetti belli caldi”

Ma smettetela di scimmiare per un pezzo dolce! Vi siete visti? Qui non siamo in un bar o in una caffetteria lussuosa del Boulevard Raspail, siamo a Cibiamoci! Un evento ‘relativamente rispettabile’, come diceva Raoul Duke nel suo ‘Paura e Delirio a Las Vegas’.

Vogliamo rompere le regole del web, del marketing, della comunicazione applicata alla ristorazione. Vogliamo salire su quell’onda altissima che si è impennata lungo la costa e essere esattamente quelle particelle d’acqua che si infrangono dove lo scoglio presta il fianco, diventare nutrimento per la terra e far fiorire una spiga di grano dalla quale nascerà la nostra pianta di grano, sarà farina, sarà brioche.
Vi abbiamo voluto raccontare la storia di Maria Antonietta e delle sue vanitose brioches per asserire un concetto ben preciso:

“Una brioche non potrà cambiare il mondo, ma… ehi! se racconti una storia bene tutti potranno starti ad ascoltare”

Un’ottima operazione di marketing insomma.
Parleremo di questo a Cibiamoci Digital Marketing Food Festival. E se verrete con il giusto tipo di occhi potrete vedere il punto esatto dove abbiamo inzuppato la brioche all’interno della tazza di un gigantesco cappuccino, si tratta di questo vecchio pazzo mondo.