Il Fiasco di Andy non è un fiasco


Parte 1. Sono sobrio.

Una delle aziende vinicole più grandi ed organizzate della Toscana, Ruffino, ha deciso di correre sul filo del marketing ed unire arte e vino. 

L’azienda con sede a Pontassieve, ha deciso di celebrare il quarto compleanno del ‘Fiasco’ Chianti Superiore DOCG, convocando un artista contemporaneo, Andy Fluon, e incaricandolo di creare una nuova veste alla bottiglia. 

Operazione di art-marketing che bissa ciò che era stato fatto in precedenza con Clet: quando l’artista francese dette vita a ‘Janine’, ovvero una versione antropomorfizzata del fiasco con occhi e bocca. 

 

fiasco-clet     “Janine”, Clet 2014

 

Parte. 2 Ma a noi Ruffino non ce la racconta!

Eh no. Avete mai visto il film “900” di Bernardo Bertolucci? Oppure “La meglio gioventù” di Marco Tullio Giordana? O anche “La prima cosa bella” di Paolo Virzì?

Beh, vi dico io cosa c’entrano: sono tre spaccati di storia italiana. Raccontano la cultura, attraverso le generazioni che cambiano. E così anche il fiasco di Ruffino. Il fiasco è uno spaccato di cultura vinicola, specialmente italiana.
Si! Andate dai vostri nonni, andate da chi ha vissuto il secondo dopo guerra e vediamo cosa vi risponde alla domanda: “nonno, cosa bevevi all’osteria?”

Probabilmente vi risponderà il fiasco! Al mercato centrale, in campagna, nelle osterie si beveva il fiasco e molto spesso brandizzato Ruffino. Quindi, Ruffino non ce la racconta.

Il fiasco è stato riportato in commercio nel 2012 con una nuova veste, un design modernizzato e ‘pulito’.  Quindi, la tradizione già si è rinnovata, ancor prima che artisti del calibro di Clet ed Andy ci mettessero le mani. Testimone fu il claim scelto per la serata: ‘Il futuro è di chi lo ha cominciato.’

 

andy-a-cosa-pensi          “Andy, a cosa stai pensando?”

 

Parte 3. Andy Fluon, ti piacciono le riviste di meccanica?

L’arte non può essere una questione di marketing. Partiamo da un presupposto sul mondo del marketing: 

Nulla si muove se non c’è un ritorno.

Vi sfido a contraddire questo assunto.
Se volete litigare mandate una mail a nonfarsaperecomeè
buonoilformaggioconlepere@contadino.com 

L’arte non può essere così. L’artista non è in debito con qualcuno. L’unico onere che ha è con se stesso, essere fedele alla propria arte. Non si può certo chiedere ad un artista contemporaneo di realizzare un’opera, esclusivamente per essere venduta.

Se un direttore marketing ragiona in questa maniera ha sbagliato, ancor peggio se un artista vede nelle commissioni dei suoi clienti la possibilità di arricchire le proprie tasche. L’arte è l’espressione dell’animo umano, è una riflessione su ciò che è fuori dello spartito.

E in questo, riconosciamo tanto onore a Ruffino nel chiamare alla sua corte artisti ai quali è stata lasciata la possibilità di spaziare e di creare.

Ho aperto questo pezzo con la metafora ‘correre sul filo del marketing’ e se siete lettori attenti vi starete chiedendo: ‘allora che ci azzecca chiamare un artista come Andy ex Bluvertigo per performare su un fiasco di vino?
Ottima domanda, avete vinto un palloncino.

Niente, absolutely nothing.
Si, va bene possiamo alludere al binomio arte/vino, ma questo lo lasciamo ai copywriter poveri di idee.
Tutta l’operazione ardita da Ruffino rappresenta in toto un vecchio assunto della cultura bohemien inglese e francese dei primi anni del 1800.

“Art for art’s sake”

Si! L’arte fine a se stessa, l’arte per il proprio amore, l’arte per necessità, bisogno, mistico arrapamento pancreativo; un artista, come Andy che bene incarna questi ideali e tiene fuori le scarpe di Albion (storico negozio fiorentino di scarpe eccentriche) dalla pozzanghera degli stereotipi.

 

Parte 4. Bohemienne, Lou Reed e la gomma alla corte di Ruffino

Con i preamboli, di cui sopra, vengo ‘con questa mia a dirvi’ di quando il team di Cibiamoci è stato invitato al private party di presentazione del ‘Fiasco d’Andy’.

Accolti da led viola, arriviamo alla sede della festa. Inusuale ed insolita: il magazzino spedizioni. Si, proprio dove i tir vengono caricati per essere mandati in giro per il mondo.
Quindi, immaginate un ambiente industrial arredato in stile fashion party. Luci soffuse, ghiaccio secco come ad uno spettacolo di Carmelo Bene, lustrini e paillette. Gli invitati sono in gran parte dipendenti Ruffino.
Sul palco: un trio di musicisti spaziali che con piano, clarinetto e chitarra stanno divinamente coverizzando Transformer di Lou Reed.
In mezzo alla folla spicca Andy, impeccabile. Ordinato, elegante e allegro. Un transfugo dell’indie anni ‘90, che è rimasto fedele alla linea anche quando la linea non c’è più.
Educato concede selfie e buone parole. Con un vestito decisamente fuori le regole del classico party aziendale, tutto decorato in stile pop art, con pattern rubati alla sua filosofia creativa, Andy concede anche un saggio musicale salendo sul palco imbracciato il Sax e suonando l’assolo di Satellite of Love, inciso nella versione originale da un certo David Bowie.

Magia delle magie, si scopre che il trio di musicisti sconosciuti è composto da tre dipendenti Ruffino! Wow, questo a livello di politiche aziendali fa invidia anche alle più ‘protestanti’ etiche di team building mittleuropee.

Tra un bicchiere di Fiasco Chianti Superiore, un Posecco Valdobbiadene e un Rosè rispolverati per la serata, arriva il momento di smascherare l’installazione e Andy che ‘cammina a mezzo metro da terra come un overcraft d’amore’ si reca sul palco e tira giù il telo che copriva un’imponente installazione: un fiasco gigante, di gomma, musicale! E viene svelato, oltre un quadro dedicato al vino Ruffino, anche il fiasco ‘Andyzzato.’

Qundi, con zampilli neworderistici e kraftwerkiani, inizia un djset all’ultima danza, orchestrato da Andy. E tutti a ballare. Noi di Cibiamoci, i dipendenti e l’amministratore delegato.
Pezzi magnifici.

Proprio non ce la faccio a tirare una somma marketingara ad un evento basato sull’arte.
Sono talmente in target che mi emoziono come un bambino e non riesco a stare lucido; di conseguenza per concentrarmi meglio ho dovuto ascoltare la raccolta musicale  ‘Saigon Rock & Soul Vietnamese Classic Tracks 1968 1974’.

Probabilmente un’azienda come Ruffino ha bisogno di costruire il prestigio giusto e, come i ‘potenti’ hanno sempre fatto, ha chiamato a corte un artista; come facevano i Medici, gli Sforza o i Papi. Ed è proprio in questa chiave storica che voglio dare la mia personale lettura. No committenti, no opere d’arte e oggi non potremmo ammirare la Cappella Sistina o le meraviglie del Corridoio Vasariano. E gli artisti rappresentano, come schegge impazzite, la propria epoca; e Andy ne è testimone.

Per qualsiasi cosa scrivetemi a gilbertobertini8@gmail.com